Sangritana e Ortona: Infrastrutture e Trasporto Merci – Analisi di quanto emerso

Posted on 28 marzo 2011

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I partecipanti alla conferenza

Sabato 26 Marzo 2011 si è svolta presso la Sala Eden di Ortona, come avevo preannunciato nel precedente articolo, un’incontro sul futuro sviluppo del settore merci e delle infrastrutture ferroviarie interessanti il comune di Ortona.

A questo link trovate un articolo che racconta quanto è stato illustrato in questa sede. Cerchiamo di fare la solita analisi critica, ma costruttiva di quanto detto. Prenderò quindi alcuni stralci che mi interessa commentare.
Innanzitutto c’è sicuramente da complimentarsi per il solo fatto di decidere di investire sulle infrastrutture di tipo ferroviario e portuale, già oltretutto in passato usate e gestite da Sangritana, in maniera da alleviare il traffico veicolare pesante, con tutte le positività del caso ma veniamo quindi alla proposta:

Riuscire a realizzare concretamente un’interconnessione tra il porto di Ortona e la Sangritana attraverso lo sviluppo delle infrastrutture. Questo lo scopo del progetto della Sangritana messo a punto dall’ingegner Piernicola Iubatti, il geometra Claudio Tucci e il geologo Antonio di Paolo, per la realizzazione della variante ferroviaria che ridurrebbe la tratta ferroviaria di oltre un chilometro (dagli attuali 3.850 metri a 2.900) evitando, oltretutto, l’attraversamento della città di Ortona fino alla banchina nord del porto. Un investimento di 20 milioni di euro a cui si andrebbero ad aggiungere i 120 mila chiesti per riattivare il binario R.F.I. che porta direttamente alla banchina. Potenziamento possibile soltanto se, a tutto questo, si va a sommare il necessario dragaggio del porto che porterebbe la profondità del fondale dagli attuali 6.80 metri a nove metri. (…)

Visto il posizionamento degli impianti e il vecchio tracciato della Sangritana cerco di ricostruire la possibile variante di tracciato.
Partendo dalla banchina del porto attualmente il raccordo si innesta sulla direttrice Adriatica tra la galleria “Cimitero” e la stazione di Ortona (RFI) in direzione Sud, a questo punto i convogli devono superare la stazione di Ortona e con una successiva inversione di marcia, ritornando verso Nord attestarsi alla vecchia stazione Ortona Marina (FAS). Da qui tramite l’elicoidale di Ortona dirigersi verso la Zona Industriale Caldari.
Questa situazione risulta essere di difficile gestione visto i regressi necessari e l’attraversamento del centro abitato sul vecchio tracciato.
Quindi mi sembra ovvia la scelta di creare la nuova interconnessione a sud di Ortona per poi ricollegarsi al vecchio tracciato più a monte, riducendo oltretutto di circa un chilometro le distanze tra le due estremità.

(…)

Di Nardo ha illustrato il progetto spiegando che “l’intenzione è recuperare anche l’area di risulta dove ormai non si svolgono più attività di scambio merci. Per avere i finanziamenti – ha aggiunto – abbiamo bisogno che i nostri politici presentino con forza le nostre esigenze al Governo. Come Sangritana abbiamo raggiunto successi importanti. Il progetto che proponiamo richiede finanziamenti per 20 milioni di euro, in parte recuperabili con la vendita della vecchia stazione Fas di Ortona. Il nostro obiettivo è quello di permettere alle merci di viaggiare sulle nostre rotaie dal porto di Ortona fino al retroporto in località Tamarete, dove sono presenti aziende importanti, tra le quali De Cecco, Alimonti e Artsana che attualmente muovono le merci su gomma. In più – ha sottolineato – eviteremmo i 15 attraversamenti ferroviari nel centro città della vecchia linea, che in passato hanno dato non pochi problemi di sicurezza”.

Secondo Di Biase però “la Sangritana è una realtà che si fa conoscere poco. La Regione – che ne è unica associata – ha già deciso di destinare 10 milioni di fondi Fas per il dragaggio del porto di Ortona oltre ad aver indirizzato 36 milioni e mezzo di fondi Cipe per il prolungamento ferroviario e 50 milioni per il banchinamento. Nonostante le scarse risorse – ha aggiunto – l’impegno c’è. Certo restano i problemi con le ferrovie che solo per un tronchetto di binario chiede 120 mila euro”.

(…)

Il problema sono sempre i soldi, quindi si cerca sempre di ricavarli dal posseduto, immaginiamo quindi di dover sacrificare la storia del tracciato nel comune di Ortona in favore del progresso e di una maggiore snellezza nell’effettuazione dell’esercizio.
La speranza è che questa recupero possa portare nel lungo periodo a riattivare la tratta non solo per il servizio merci ma anche per quello passeggeri recuperando una delle ramificazioni a pettine della Sangritana sul territorio abruzzese.

In ultimo vorrei segnalare questo particolare:

(…)

A far ben sperare in un progetto così ambizioso anche la presenza nella sala Eden di un delegato della Bombardier, azienda leader nel settore infrastrutturale dei trasporti che, proprio alla presenza di Di Nardo qualche settimana fa nel corso di un seminario presso l’università di Pescara, si era detta interessata all’apertura di uno stabilimento manutentivo proprio nella nostra regione.

Qualche tempo fa, su un’altro articolo di questo blog, avevo fatto una previsione… chissà che non arrivi presto qualche E.483 Bombardier in Sangritana! Inoltre uno stabilimento in regione potrebbe andare a servire tutte le società del settore Cargo che effettuano servizi con le macchine di questo costruttore sulla direttrice Adriatica (GTS, NordCargo, etc.). Vedi anche questo ulteriore articolo pubblicato dal “Quotidiano d’Abruzzo”

Qui sotto una mappa della zona di cui si è parlato con qualche indicazione visuale (Il tracciato segnalato per la variante è solo una mia idea di massima):

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